PROVE DI RESILIENZA

PROVE DI RESILIENZA

La resilienza indica la capacità di un materiale di assorbire energia prima di arrivare a rottura. Nella metallurgia questa proprietà viene verificata sottoponendo un campione appositamente costruito a un urto provocato da un maglio a forma di pendolo (noto come pendolo di Charpy).

Le norme prevedono che il provino si caratterizzi per la presenza di un intaglio, a forma di V o di U. La faccia intagliata deve essere rivolta dal lato opposto alla mazza che colpisce il campione.

L’energia assorbita viene espressa in Joule e sintetizza la resistenza agli urti del materiale esaminato. L’analisi del provino successivo alla sua rottura risulta di particolare interesse per analizzare il comportamento del materiale durante il test.

In particolare si misura l’espansione laterale (ovvero l’aumento di larghezza subito dal provino al momento dell’urto) e si analizzano le superfici di frattura, che, a seconda del loro aspetto, permettono di valutare se la rottura sia stata di tipo fragile o duttile e di elaborare la relativa curva di transizione.

Il comportamento dei materiali sottoposti al test di resilienza, normalmente eseguito su gruppi di tre provini, risente notevolmente della temperatura di prova. Le norme possono prevedere l’esecuzione del test anche a -196°C, temperature raggiunte grazie all’utilizzo di bagni termostatati e all’impiego di azoto liquido.

Sider Test è inoltre in grado di eseguire su richiesta resilienze in elio liquido fino a -269°C.

 

METODI DI PROVA

  • NF A 03-161
  • ASME BPVC.IX QW-170
  • ASTM A370 § 20÷29
  • AWS D1.1/D1.1M § 6.26 and § 6.27
  • ISO 148-1
  • ASTM E23
  • GOST 9454
  • ASTM A923 Method B
  • UNI EN 12844
  • ASTM A1058 § 18÷26
  • ISO 9016
  • GOST 6996
  • NF EN 10045-1

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